Cacciatori e prede
Mentre il team ufficiale Porsche Penske Motorsport colleziona un successo dopo l’altro nel campionato IMSA SportsCar, il team clienti JDC-Miller MotorSports lotta per ogni punto con una terza Porsche 963. Un reportage della 12 Ore di Sebring.
Sebring, 21 marzo 2026, poco dopo le 10 del mattino. John Church sembra soddisfatto. Davanti a lui, sul Sebring International Raceway, un gruppo di 54 auto da corsa sta iniziando il secondo giro di riscaldamento, preparandosi alla partenza coi motori rombanti. Una delle vetture appartiene al suo team: la Porsche 963 con il numero di gara 5. Un prototipo ibrido della classe regina GTP, in lizza per la vittoria assoluta alla tradizionale 12 Ore della Florida. Il bolide da 500 kW (680 CV) è una presenza speciale tra i partecipanti al campionato nordamericano IMSA WeatherTech SportsCar. Con lei, la scuderia privata JDC-Miller MotorSports tiene testa a ben dieci vetture da corsa GTP di team ufficiali di prim’ordine, tra cui anche Porsche Penske Motorsport, attualmente in cima alla classifica generale. È un po’ come la battaglia del coraggioso Davide contro Golia: il piccolo contro il grande, risorse limitate da una parte, organizzazioni potenti dall’altra. Eppure, il 55enne John Church sostiene: «Nel momento in cui viene sventolata la bandiera verde e ha inizio la gara, le condizioni sono uguali per tutti».
Sfidante:
Di solito completamente in giallo, dalla 12 Ore di Sebring la 963 del team clienti JDC si presenta alle gare con un design scuro.
Team principal:
John Church e il suo team sono stati i primi a usare una 963 privata.Fondata da John Church e dal pilota John Miller, la scuderia è ormai una realtà consolidata nel mondo delle corse automobilistiche statunitensi. Church è appassionato di Motorsport sin dalla gioventù, da quando suo padre, all’inizio degli anni Ottanta, noleggiò una vettura da Formula Ford per partecipare a un programma dello Sports Car Club of America (SCCA). Il sogno nacque così, ma Church decise comunque di studiare economia aziendale e di acquisire esperienza di guida nella serie per giovani talenti USF2000. Dopo gli studi, rimase fedele al Motorsport, fondando la scuderia nel 1994.
Nel 2014, il team passò a quella che allora era la United SportsCar Championship (USCC), da cui sarebbe nato l’attuale campionato IMSA. Due anni dopo, con la vittoria nella classe PC alla 24 Ore di Daytona, la piccola, grande scuderia di Savage, nello Stato americano del Minnesota, ottenne la svolta.
Nel 2018, arrivò la vittoria assoluta alla 6 Ore di Watkins Glen. Nel 2021, Church celebrò il successivo, importante trionfo: con un prototipo DPi, il suo team conquistò la vittoria assoluta alla 12 Ore di Sebring. Un buon segno?
Il ruggito sul percorso dell’aeroporto si fa più intenso: le auto da corsa si avvicinano all’ultima curva prima del rettilineo di partenza-arrivo. Pneumatici e freni dovrebbero ormai aver raggiunto la temperatura giusta. La tensione tra i piloti, i team e le migliaia di spettatori lungo il circuito è alle stelle: lo show inizierà da un momento all’altro. La 963 di JDC-Miller MotorSports, settima sulla griglia di partenza, è pronta a cogliere la sua occasione. Proprio davanti a lei: la numero 7 del team ufficiale Porsche, con il vincitore dell’edizione precedente Felipe Nasr al volante. A gennaio, il brasiliano ha già vinto a Daytona insieme all’ex Junior Porsche francese Julien Andlauer e al tedesco Laurin Heinrich. Nelle qualifiche di Sebring, il trio ha preceduto di soli quattro centesimi di secondo la vettura privata JDC, che a sua volta è riuscita a tenere sotto controllo entrambe le BMW ufficiali e anche una delle Acura-Honda.
L’ultima ora è quella decisiva
La griglia di partenza si scatena, il rombo dei motori fa vibrare il tracciato. Nelle prime curve e nei primi giri la situazione è frenetica. Una parte dei 6,02 chilometri della pista si snoda su un fondo in cemento grezzo che, con i suoi marcati dossi, mette continuamente alla prova piloti e sospensioni. I tifosi hanno ideato un hashtag apposito per la circostanza: #RespectTheBumps.
Tradizione:
Le 12 Ore di Sebring sono annoverate tra i classici dell’endurance della serie nordamericana IMSA.
Tifoseria:
Molti fan vengono a Sebring già da decine di anni, escogitando sempre qualcosa di nuovo per celebrare l’evento automobilistico.Kaylen Frederick mantiene la calma. Il 23enne è a bordo della 963 per la seconda volta per JDC ed è già considerato una rivelazione. Eppure, sportprototipi e IMSA sono una novità per lui. Finora, infatti, il ragazzo americano ha guidato più che altro auto da Formula e vinto il campionato britannico di Formula 3 nel 2020. La sua ultima partecipazione è stata alla Super Formula Lights giapponese. Church non si risparmia: «Kaylen ha fatto un ottimo lavoro!» A Daytona e Sebring, Frederick ha affiancato il titolare di JDC, l’olandese Tijmen van der Helm, e il cileno Nico Pino in veste di terzo pilota nelle gare di endurance che fanno parte della Michelin Endurance Cup. Questa classifica speciale comprende anche le 6 Ore sui circuiti di Watkins Glen e Road America, nonché la finale di stagione di dieci ore nota come «Petit Le Mans» al Road Atlanta.
Talento:
Kaylen Frederick ha convinto all’inizio della stagione. L’americano parla fluentemente tedesco.Frederick ha capito in fretta le regole IMSA. Poiché le fasi delle Safety Car ricompattano continuamente il gruppo, le gare della serie nordamericana spesso si decidono solo nell’ultima ora. Sino a quel momento, l’importante è non restare indietro. Non fare errori che comporterebbero giri di ritardo. Mantenere il ritmo dei veicoli in testa, ma guidare nel modo più efficiente possibile e tenere d’occhio il consumo di carburante: chi ha bisogno di meno rifornimento quando tutti entrano nei box contemporaneamente durante una fase delle Safety Car esce prima dalla pit lane e può così recuperare il terreno perso.
Tenere testa alle scuderie ufficiali come team clienti
Dopo la prima ora di gara, però, anche questo non serve a niente a Frederick. Mentre Kévin Estre assume il comando, quasi simultaneamente il suo collega di scuderia Nasr, che gli sta alle calcagna, fa fare un testacoda alla Porsche JDC. In precedenza, l’ex pilota di Formula 1 aveva dovuto effettuare una breve sosta ai box per riparare i danni causati da un contatto accidentale con un avversario troppo zelante. La penalità drive-through per il contatto con Frederick riporta Nasr nuovamente in fondo al gruppo delle auto GTP, mentre il giovane pilota JDC scivola all’undicesimo posto dopo il testacoda involontario. Piccoli drammi come questo non colpiscono John Church, che ne ha viste di tutti i colori in oltre trent’anni di Motorsport.
«La collaborazione con Porsche Motorsport e il team ufficiale è stretta.»
John Church
Trionfale:
Per Porsche Penske Motorsport le cose stanno andando bene nella serie IMSA. Come nel 2025, anche quest’anno il team ufficiale ha iniziato ancora una volta la nuova stagione con delle vittorie.Prima della stagione 2023, il team principal ha dovuto prendere una decisione importante. L’IMSA ha introdotto un nuovo regolamento per la classe regina, d’ora in poi denominata «Grand Touring Prototype» o GTP. Al posto dei bolidi DPi, piuttosto semplici, con cui il team ha gareggiato fino a quel momento, sono subentrate le cosiddette auto da corsa LMDh, che possono partecipare con la stessa configurazione anche al Campionato del Mondo di Endurance WEC e quindi anche alla 24 Ore di Le Mans. Con i loro motori ibridi, tecnologicamente molto più sofisticati, sono tuttavia più adatte soprattutto alle scuderie ufficiali, sebbene le competizioni clienti siano state tenute da conto sin dall’inizio nella stesura del regolamento. Una fortuna per Porsche: da sempre, infatti, le scuderie indipendenti sono le fondamenta dell’impegno nel mondo automobilistico del costruttore di vetture sportive. Gli svevi sono tra i più grandi fornitori di auto da corsa al mondo.
Il 14 maggio 2023, a Laguna Seca, quella di Church è stata la prima scuderia privata a schierare in gara un prototipo LMDh. Perché una 963? «Siamo partiti dal presupposto che Porsche avrebbe rappresentato il punto di riferimento. E se vuoi avere successo nel Motorsport, ti serve il materiale migliore», spiega l’uomo del Minnesota. «Senza contare che, fino a oggi, nessun altro produttore ha fatto sul serio quanto Porsche con un modello da corsa LMDh per il campionato clienti.»
Il salto nel buio si è rivelato vincente per JDC-Miller MotorSports. Lo stesso anno, van der Helm e il compagno di squadra tedesco Mike Rockenfeller si sono classificati quattro volte nella Top 4 in sei gare disputate. Nel 2024, insieme ai britannici Richard Westbrook e Phil Hanson, l’olandese è salito persino sul podio all’Indianapolis Motor Speedway, ottenendo un risultato sorprendente: «Classificarci quinti o ottenere un risultato migliore è senz’altro un successo per noi», sottolinea Church.
Tumulto:
L’IMSA è sinonimo di gare multiclasse allo stato puro. Qui, veloci prototipi ibridi condividono la pista con i modelli da corsa GT3.Per JDC-Miller il Motorsport è una questione di famiglia
Dopo un totale di cinque bandiere gialle, la situazione a Sebring si è leggermente calmata. Con temperature pomeridiane molto elevate, le due 963 di Porsche Penske Motorsport in testa sembrano avere tutto sotto controllo, mentre la vettura di JDC oscilla tra il quinto e l’ottavo posto a seconda del ritmo dei pit stop. Verso sera, si trova per poco persino al quarto posto. Il team lavora abilmente. Va da sé che è molto più piccolo della delegazione ufficiale del costruttore di auto sportive. Mentre Porsche Penske ha circa 50 persone che si occupano delle esigenze delle due vetture da corsa, JDC fa affidamento su sei dipendenti a tempo indeterminato. Lungo il circuito si contano circa 20 persone, compresi i rispettivi figli.
«Come famiglia, nel Motorsport affrontiamo i team migliori in assoluto», dice Church ridendo e riferendosi sia alla moglie Katie, che nel management si occupa per esempio di organizzare i viaggi e della logistica, sia alle due figlie Sophie, 20 anni, e Josie, 15 anni. All’inizio si dubitava che fosse una buona idea portarle sul circuito. «Ma a loro piace tantissimo e hanno assunto da tempo dei compiti propri», spiega il team principal. «Josie, per esempio, pensa alla nostra presenza sui social media e sprona i meccanici con la sua vitalità. A Sophie interessa di più la parte tecnica, dà una mano con l’analisi dei dati, controlla le specifiche telemetriche e il cronometraggio o ripara cablaggi. Ha iniziato a studiare ingegneria meccanica.» Le figlie riescono a immaginarsi un futuro nel Motorsport? «Assolutamente sì, anche se non lavorerei mai per uno dei nostri concorrenti», sottolinea Sophie. «Per noi il team è come una seconda famiglia. Conosco la maggior parte dei collaboratori da tutta la vita, ci hanno visto crescere. Siamo davvero molto uniti. Altre famiglie vanno in vacanza insieme, noi andiamo sui circuiti.»
Figlie:
Per Sophie (a sinistra) e Josie Church le gare sono un must. Entrambe si occupano già di compiti importanti all’interno del team.
Energica:
Anche Katie Church fa parte del direttivo del team, occupandosi, per esempio, della logistica.«Come famiglia, nel Motorsport affrontiamo i team migliori in assoluto.» John Church
L’elevatissima velocità di sviluppo è una sfida
Triumvirato:
A Sebring, il cileno Nico Pino è il terzo pilota della Porsche JDC-Miller, insieme a Kaylen Frederick e Tijmen van der Helm.A Sebring si sta facendo sera, cala il crepuscolo e la pista si raffredda. Mancano poco meno di due ore al momento in cui, alle 22:10, verrà sventolata la bandiera a scacchi. La gara si avvicina alla fase decisiva e anche il duello tra le due Porsche Penske in testa si fa esplosivo. JDC-Miller si è posizionata all’ottavo posto, mentre Nico Pino sta completando gli ultimi due stint. Le basi per il gran finale sono state gettate. Quali sono secondo John Church le differenze principali tra il suo team e i team ufficiali decisamente più grandi? «Le scuderie costruttrici possono ripartire il monitoraggio delle numerose attività e dei vari sistemi tra un numero di persone di gran lunga superiore», spiega Church. «Da noi, ogni singolo individuo deve tenere d’occhio tantissime cose in più. In alcuni casi, questo può fare la differenza.» È soprattutto il ritmo serrato con cui l’azienda porta avanti lo sviluppo della 963 a mettere continuamente alla prova il team. «Praticamente per ogni gara, Porsche lavora fino all’ultimo secondo agli aggiornamenti software. Aggiornamenti che poi riceviamo dopo poco, ma che dobbiamo prima capire. È tutto estremamente complesso.»
Ma Church non vuole lamentarsi della mancanza di supporto. Al contrario. «La comunicazione con Porsche Motorsport e anche con il team Penske è stretta», sottolinea aggiungendo ammiccante: «Probabilmente le cose cambieranno in un istante non appena avremo vinto la nostra prima gara con la 963. Scherzi a parte: a volte, durante le prove, ci mettono a disposizione addirittura uno dei loro piloti ufficiali, che poi ci indica dove possiamo migliorare ancora di più. O dove siamo già superiori, per esempio nel comportamento in frenata, che elogiano sempre. Ovviamente ai nostri piloti manca questa possibilità di confronto». Ben venga, quindi, che il team riceverà un valido supporto in cinque dei prossimi sette weekend di gara dell’IMSA GTP, quando Laurin Heinrich passerà dall’abitacolo ufficiale alla Porsche JDC.
Un sogno:
Il Sebring International Raceway diventa un idillio automobilistico al tramonto.Nessuna ricompensa per gli sforzi
La 12 Ore imbocca il rettilineo finale. La lotta per la vittoria tra i piloti ufficiali Porsche Felipe Nasr e Kévin Estre raggiunge il suo apice. Alla fine, anche grazie agli pneumatici Michelin più freschi, è il brasiliano a spuntarla. Nico Pino, invece, non è in grado di dare di più: la Safety Car finale favorisce i concorrenti diretti, che perdono meno tempo durante l’ultima sosta rifornimento. Con le temperature più fresche, la Porsche JDC non riesce più a portare i propri pneumatici nella finestra di prestazioni ottimale. Dopo una dura battaglia, il team di John Church si aggiudica l’ottavo posto. «Davvero un peccato», sostiene deluso il team principal. «Senza l’ultima bandiera gialla, con un po’ di fortuna avremmo potuto ottenere anche il quinto posto. Ma abbiamo imparato di nuovo tanto. Nella prossima gara faremo meglio, dando di nuovo la caccia ai team ufficiali.»
Colpo di scena
Questo racconto di Sebring si sarebbe dovuto concludere qui. Ma ciò che è successo poco prima della chiusura redazionale di Christophorus è a dir poco sensazionale e rappresenta la realizzazione del sogno di John Church e del suo team. È inizio maggio, la IMSA fa tappa a Laguna Seca per la quarta prova stagionale, Laurin Heinrich è ormai al volante per JDC-Miller MotorSports e condivide la 963 con il numero di gara 5 con Tijmen van der Helm. Quando Heinrich si mette alla guida al 10° posto, dà il via a una rimonta storica: durante l’ultimo giro, supera la Cadillac con il numero 31, che fino a quel momento aveva dominato la gara, e vince. Una pietra miliare: è la prima vittoria IMSA di un team clienti dagli esordi dell’era LMDh nel 2023. «Sono senza parole», riferisce John Church dopo la vittoria. «Un’impresa incredibile da parte di tutto il team e una prestazione di guida straordinaria di Laurin Heinrich.» Dalle prossime gare si capirà se JDC darà ancora la caccia ai team ufficiali o verrà a sua volta inseguita.