La prova del 9
Nella nona edizione del Concorso di Restauro Porsche Classic, ospitata negli spazi del Porsche Experience Center Franciacorta, anche il podio ha reso omaggio al numero 9: una 912 e due 911 si sono infatti divise i riconoscimenti.
Sarà stato un caso, ma all’ultima edizione del Concorso di Restauro Porsche Classic, ideato da Porsche Italia nel 2015 e riservato a Concessionarie e Centri Assistenza del Marchio, delle sette auto in lizza, oltre a una 356 SC Cabrio, ben cinque erano della serie 911 e una della serie 912, proprio quella che, tra l’altro, si è aggiudicata la vittoria.
Una preponderanza che conferma l’attenzione di appassionati e collezionisti nei confronti di un modello che, per le sue caratteristiche tecniche e di design, incarna perfettamente la storia e il mito Porsche.
Quella del Concorso di Restauro è una storia di successo, perché stimola il recupero dei pezzi più pregiati mediante l’accurato studio della loro storia, la ricerca delle componenti originali e la professionalità impiegata negli interventi artigianali relativi a meccanica, carrozzeria e tappezzeria.
Consultazioni:
I membri della giuria in azione, supportati da tecnici esperti.A decidere dell’accuratezza dei lavori presentati, tre esperti chiamati al difficile compito di scegliere il meglio tra l’eccellenza del lavoro dei restauratori: Pietro Innocenti, AD di Porsche Italia, Andrea Gruppach, Presidente della Federazione Italiana Porsche Club, e David Giudici, Direttore delle riviste dell’ACI, tra cui l’AutomobileClassica e Youngclassic, molto vicine al mondo delle auto storiche. Ed è proprio Giudici a raccontare il metodo di giudizio impiegato: «Modello, rarità ed età sono elementi fondamentali in un concorso di restauro, perché definiscono il contesto storico della vettura. Detto questo, ciò che fa davvero la differenza è la difficoltà e la profondità dell’intervento di restauro: un lavoro complesso, ben eseguito e filologicamente corretto offre maggiori elementi di valutazione e ha un peso determinante nel giudizio finale». Per cui, originalità a tutti i costi? «Il mio percorso professionale mi ha portato a ritenere che non siamo proprietari in senso assoluto di queste auto, ma custodi di beni storici da tramandare nel tempo nella loro integrale originalità. Per questo motivo, interventi che seguono il gusto personale del proprietario – come il cambio di colore o di componenti non conformi all’origine – secondo me sono da penalizzare nella valutazione nell’ambito di questo concorso. Ciò non toglie che, al di fuori di questo contesto, le personalizzazioni possano dare vita a vetture di straordinaria bellezza estetica e pregio.» Un dibattito aperto, dunque, anche se le regole di ammissione al concorso sono poche ma rigorose e comprendono anche la certificazione dell’auto presentata: «Che viene effettuata direttamente da noi», spiega Pietro Innocenti. «Porsche verifica che tutti i dati della vettura corrispondano, che il lavoro sia stato eseguito secondo i nostri standard e che il risultato finale rispecchi fedelmente l’originale. Solo le vetture che soddisfano pienamente questi requisiti possono essere ammesse al Concorso, perché rappresentano non solo un’auto restaurata, ma un autentico patrimonio della storia Porsche.» Una storia che si mantiene piuttosto viva visto che il 70% delle Porsche prodotte è ancora in circolazione: «Le ragioni di questa longevità vanno cercate nel fascino intramontabile dei nostri modelli, molti dei quali sono divenuti iconici», dice Innocenti, «ma anche nella loro affidabilità, nel network di esperti specializzati nella manutenzione e restauro, con la disponibilità di oltre 80.000 ricambi originali Porsche Classic». Come è cambiato il mondo del collezionismo lo spiega Andrea Gruppach, da sempre a stretto contatto con i club: «Negli ultimi dieci anni, il collezionismo di auto classiche ha subito una trasformazione significativa, probabilmente dovuta da fattori economici e culturali. Restano comunque due le categorie principali: da un lato i grandi collezionisti, che potremmo definire ‹puristi›, custodi di modelli iconici, rari e di altissimo valore, autentici tasselli del patrimonio automobilistico; dall’altro i ‹passionisti›, che prediligono vetture prodotte in numeri maggiori, ma capaci di evocare ricordi, sogni e desideri della giovinezza».
Best of Show:
Premiata la 912 Targa restaurata dal Centro Porsche Roma.«Emozioni che si possono trovare anche nella produzione attuale», sostiene Pietro Innocenti. E spiega: «Chi ama una 911 d’epoca riconosce immediatamente il DNA Porsche anche in un modello come la Taycan, così come molti clienti delle vetture più recenti sviluppano nel tempo una crescente curiosità e passione per le nostre icone storiche e spesso gli stessi collezionisti o appassionati di classiche usano la Taycan o la Macan nella quotidianità».
Al Concorso di Restauro 2025, vinto dalla 912 Targa del 1969 presentata dal Centro Porsche Roma – elegantissima nella livrea Ossi Blau e di proprietà della stessa famiglia dal 1976 – si sono messe a confronto tre diverse generazioni di Porsche. Si è andati dalla 356 SC Cabrio del 1964 restaurata dal Centro Porsche Milano Est alla lunga dinastia delle 911 (la Targa America del 1973, seconda classificata, del CAP Padova Est; la 2.0 S del 1969 del CAP Catania, terza; e la 2.4 S del 1973 ancora del CAP Padova Est), per chiudere con la rara 993 RS del 1995 portata in concorso dal Centro Porsche Alessandria. E qui una domanda al giornalista David Giudici viene spontanea, sapere cioè se è favorevole all’apertura verso modelli più recenti e perché: «Come direttore di Youngclassic sono favorevole all’introduzione di vetture più moderne nei concorsi di restauro. Tuttavia, sulle auto più recenti è raro arrivare a un intervento davvero integrale, per complessità e costi. I restauri più profondi e valutabili restano quindi quelli sulle Porsche tra gli anni Cinquanta e Settanta, come 356 e prime 911. Detto questo, le youngtimer sono oggi al centro dell’interesse e rappresentano un segmento fondamentale, perché parlano direttamente alla generazione di appassionati di oggi».