Magnus WALKER

La passione per Porsche ha contagiato Magnus Walker quando andava ancora a scuola, e una 911 gli sembrava irraggiungibile. Oggi è il possessore di una delle più spettacolari collezioni d’auto al mondo. Per i suoi cinquant’anni ha pubblicato l’autobiografia Urban Outlaw.

Nessun dubbio, Magnus Walker in persona è un’apparizione sbalorditiva. E questo non perché sprechi chissà quanto tempo a pensare al proprio look. Al contrario: i capelli rasta lunghi fino ai fianchi, i jeans strappati e i tatuaggi sugli avambracci sono la semplice conseguenza di una vita a tutta velocità. A cui si aggiunge il fatto che il nostro uomo porta scritto sul viso lo scetticismo verso tutto ciò che è consueto, verso tutte le convenzioni. O, come lui stesso afferma: «Quando il tuo look va bene a tutti, sei sulla strada sbagliata».

Magnus Walker è designer di moda, icona di stile, appassionato di automobili, e in una vecchia fabbrica di Los Angeles ospita una delle più sorprendenti collezioni di Porsche al mondo. Come si è arrivati a questo, quale sia stato il suo percorso dalla città operaia britannica di Sheffield alla scintillante California, Walker l’ha descritto nella sua autobiografia Urban Outlaw: Dirt Don’t Slow You Down. Il libro è animato dallo stesso motto che è la costante della sua vita: quello che conta è la velocità! Dalla storia di Walker, però, il lettore può anche imparare come si conserva il gusto di correre in auto in tempi in cui il traffico è al collasso. Perché la prima legge dell’Urban Outlaw dice: «Corri ogni giorno una gara – se necessario, contro te stesso».

Valori intimi

Valori intimi

Magnus Walker in una delle sue quasi 40 Porsche 911

Magnus WALKER

«Le auto devono essere guidate»

Quando Walker, in un mix di accento british e slang da costa ovest americana, racconta del suo primo incontro con una Porsche 911, la sua voce si addolcisce. Nel 1977 accompagnò suo padre all’Earl’s Court Motor Show a Londra e s’innamorò all’istante di una 911 a strisce rosse e blu. «Mi fu subito chiaro: questa era l’auto dei miei sogni». A Sheffield le auto erano piuttosto autocarri, trattori, mezzi di lavoro. «Una vettura sportiva non l’avevo ancora mai vista», dice Walker. Il virus delle corse lo contagiò dal televisore, quando assieme a suo padre seguiva le gare di Formula 1 tifando per James Hunt e le altre icone britanniche del racing. «Sentivo che là alla base di tutto c’erano la libertà e l’individualità». Ma, guidare a Sheffield? Non ne valeva la pena. Walker prese la patente di guida solo a 21 anni, a Los Angeles. Quattro anni più tardi si comprava per 7.500 dollari americani la sua prima Porsche 911, un evento che Walker descrive ancor oggi come un «enorme successo personale».

È naturale cercare la chiave della sua vita straordinaria nell’infanzia di Walker, nella grigia Sheffield. Nel 1982, da adolescente, lasciava la scuola, andava negli Stati Uniti per una vacanza-lavoro e restava in California, spinto dalla volontà di far avverare i suoi sogni. «Il pensiero di dover tornare in Inghilterra da fallito era per me la cosa peggiore». Walker vendette dapprima capi di moda punk da lui stesso disegnati a Venice Beach, più tardi entrò con sua moglie Karin nel mercato immobiliare. La seconda legge dell’Urban Outlaw dice: «Se una cosa sembra buona, falla».

Proprio questo principio ha alla fine spinto la passione per il collezionismo di Walker. Nel corso degli anni, alla sua prima 911 se ne sono aggiunte dozzine, fino ai circa 40 pezzi di oggi, stima Walker. La maggior parte se li è procurati come esemplari in rovina, persino pronti per la rottamazione, che poi ha trasformato in spettacolari pezzi unici nella sua tipica miscela di giocosità e sicurezza stilistica. Con ciascuna vettura ha cercato di realizzare nuovamente il suo sogno infantile di perfetta vettura sportiva. Pertanto, le sue auto non sono affatto gioiellini laccati, al contrario: il loro proprietario non ha nulla contro graffi e piccoli sfregi nella vernice. «Le auto devono essere guidate» è il suo credo, e questo lascia pure delle tracce. La passione collezionistica è per lui però anche espressione della propria curiosità, della propria spinta a ricercare. «Solo quando avrò un esemplare di ogni stadio di sviluppo della 911 potrò comprenderne l'intera evoluzione», dice Walker. Accade perciò piuttosto di rado che venda una delle sue auto. Per una 911 «STR II», che una volta aveva posato sulla copertina della rivista Road & Track, l’industriale Bob Ingram, leggendario collezionista Porsche, ha pagato più di 300.000 dollari americani. La terza legge dell’Urban Outlaw dice: «Fai affari solo con persone che condividono la tua passione».

Il quartier generale

Il quartier generale

le 911 di Walker riposano in un magazzino restaurato nella downtown di Los Angeles

Lo scorso luglio, Walker, l’Urban Outlaw, ha compiuto 50 anni. Barba e dreadlock sono macchiati di grigio. Per lo meno ora nella vita ogni tanto si arresta un po’, dopo tutti questi anni toglie più spesso il piede dall’acceleratore. Sta passando per «una fase riflessiva», dice Walker, cosa che dalla sua bocca suona quasi strano, ma ha però uno sfondo serio. Appena due anni fa sua moglie è scomparsa. Un evento che lo ha indotto a cercare nuovi stimoli. Tanto più che Walker sa soprattutto che cosa vuole: una villa per le vacanze, giocare a golf, gustare buon vino? Nulla di quello che impegna molti uomini di successo della sua età lo interessa. «Già da bambino ho infranto le regole. E da allora non sono cambiato». L’ultima legge dell’Urban Outlaw dice: «Se non t’importa delle convenzioni, tutto è possibile».

«Se non ti importa delle convenzioni, tutto è possibile» Magnus WALKER
Urban Outlaw

Urban Outlaw

Dirt Don’t Slow You Down, Bantam Press, 272 pagine

Nel frattempo lo si incontra anche molto più di rado al suo garage o nella sua azienda. Si fa vivo con i collaboratori solo ogni paio di settimane. «Non voglio più creare altro business, bensì fare nuove esperienze, del tutto diverse», racconta Walker. Ha trascorso l’estate nella Repubblica Dominicana. A fare che? Correre, correre, correre – con una Porsche 911 GT3 su stradine strette su e giù per tutta l’isola caraibica. «Là non sai mai che cosa ti aspetta dietro il prossimo angolo, bisogna lottare per ogni centimetro di strada». Ciò nonostante ha testato qualche volta l’accelerazione leggendaria della vettura e vissuto anche brevi momenti di pura felicità, come ci racconta. Sedendo la sera con amici e una birra sotto a un viadotto della highway, avvertiva ancora le vibrazioni della strada in tutte le cellule del suo corpo. Queste sono le esperienze che lo spingono. Per questo vuole continuare a correre. A rimanere in movimento. «La domanda più appassionante è senz’altro di che cosa si tratterà la prossima volta». Magnus Walker lo sa già: con la 911 lungo tutto il percorso della grande Panamericana.

Tobias Moorstedt
Tobias Moorstedt